Sensoriale
Caricare uno spazio di energia, intenzione, visioni possibili. Stare in ascolto.
Penetrare la memoria emotiva del pubblico. Memoria sonora, olfattiva, tattile e visiva. Il gusto che ad occhi chiusi si può anche ingannare, mescolandolo all’olfatto.
Quanto i sensi siano riconducibili all’emozione e viceversa.
Un monaco Yamabushi mi disse che per i giapponesi i sensi sono sei, essendo il sesto la memoria.
Comporre a più mani, più occhi, più sensi il racconto. Comporre insieme, attore e spettatore. Spettatore attivo, dunque non più spettatore ma attore anch’egli, dalla sua parte di ricevente. Forse, anzi non solo spettatore, ma gustatore, ascoltatore.
Cosa stimola la memoria affettiva e percettiva.
Come l’immagine, la sensazione e l’accostamento, il mettere in dialogo cioè, agiscono dentro la narrazione che prende forma nutrendosi di associazioni, relazioni, ricordi ogni volta individuali. Lasciare dei buchi nei quali l'altro possa abitare.
Sperimentare la potente possibilità di bellezza e incontro dentro a qualcosa di segreto che rimane segreto.
Proiettare il proprio essere del momento in ciò che accade, lasciarsi assoggettare, perdere qualcosa di sé. Non essere più assolutamente i se stessi assoluti.
Penetrare la memoria emotiva del pubblico. Memoria sonora, olfattiva, tattile e visiva. Il gusto che ad occhi chiusi si può anche ingannare, mescolandolo all’olfatto.
Quanto i sensi siano riconducibili all’emozione e viceversa.
Un monaco Yamabushi mi disse che per i giapponesi i sensi sono sei, essendo il sesto la memoria.
Comporre a più mani, più occhi, più sensi il racconto. Comporre insieme, attore e spettatore. Spettatore attivo, dunque non più spettatore ma attore anch’egli, dalla sua parte di ricevente. Forse, anzi non solo spettatore, ma gustatore, ascoltatore.
Cosa stimola la memoria affettiva e percettiva.
Come l’immagine, la sensazione e l’accostamento, il mettere in dialogo cioè, agiscono dentro la narrazione che prende forma nutrendosi di associazioni, relazioni, ricordi ogni volta individuali. Lasciare dei buchi nei quali l'altro possa abitare.
Sperimentare la potente possibilità di bellezza e incontro dentro a qualcosa di segreto che rimane segreto.
Proiettare il proprio essere del momento in ciò che accade, lasciarsi assoggettare, perdere qualcosa di sé. Non essere più assolutamente i se stessi assoluti.
Nel bosco, con Marta e Ylenia abbiamo incontrato l'Infanta Sepolta di Anna Maria Ortese, abitato la sua grotta. Siamo state Lei e al di fuori di Lei.
Sperimentando diversi piani di visuale, il primissimo piano o la panoramica in diversi tempi di visione, abbiamo "ricevuto" un racconto profondo e chiaro, eppure inesprimibile in parole, che ha penetrato i nostri nervi, la pelle.
L'Infanta, nostra genia loci.
In sala, con Giusi, Marta e Ylenia abbiamo sperimentato tatto e olfatto, prima ancora che vista, alla ricerca del tesoro nascosto nella nostra particolare isola.
"Danziamo intorno all’isola che ci ha scelte: diamo forma, esploriamo, annusiamo il forte odore delle terre umide. Ognuna di noi darà vita alla propria forma, alla caverna".




