Due donne basse

Due donne nel tentativo di essere qualcosa. In alto, la proiezione di una finestra. È un’apertura al fuori nella quale le donne guardano? E’ un occhio che guarda dentro le loro vite? Perché le immagini cominciano a scorrere? E’ forse una televisione che invade la vita privata delle due donne lasciando credere di essere neutrale?

Pochissimi elementi portano il racconto. Gestualità, ritmo, vibrazione musicale, umorismo.

Non ci sono parole.

C’è un sopra, c'è un sotto, ci sono – forse – un esterno e un interno. Qual è il dato di realtà?

Dibattersi tra desideri inespressi perché non trovano sponda là fuori e tentare di uniformarsi senza successo, lascia emergere l'ultima presa di coscienza possibile. Essa si trova nello scollamento tra individuo e massa.

È l'imbarazzo.

Due Donne Basse è l’inizio di una ricerca sul concetto di imbarazzo come categoria di consapevolezza. Sono in imbarazzo, qualcosa non va. C’è una distanza tra me e il fuori di me.

Se lo scandalo viene usato come pane quotidiano per tenere sempre alta l’adesione alla notizia dell’ultim’ora, al parossismo, all’audience, è difficile trovare un argomento di differenziazione e presa di distanza dal modello sociale.

Imbarazzo, concetto debole che mostra una sua specifica forza.

Come nelle vecchie comiche  il testo è muto,  il linguaggio predilige l’azione, la danza, il ritmo dei gesti, il racconto spezzato, l'ironia.

L'audiovideografia indica lo scorrere del tempo lineare e continuo, con un sottofondo di immagini e suoni quotidiani apparentemente casuali, a cui le due Donne Basse si appigliano nella necessità di un momento di realtà. 

Ma qual è la realtà? La fotografia realistica e virtuale o loro stesse, strambe ma in carne e ossa?

 





Mariella Sto   Nina Failla   Marco Brama




 
Audiovideografia di Marco Brama




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